Diario di bordo

Quinta settimana

15 dicembre - Le Marin, Martinica

E' strano issare le vele e pensare che lo stiamo facendo per l'ultima volta. Per la verità su Margaux tirar su randa e fiocco è una questione di premere i pulsanti giusti, ma quell'attimo in cui vedi le enormi vele bianche gonfiarsi fino a trascinare la barca ci mancherà.

Martinica e Saint Lucia sono divise solo da un braccio di mare: tre ore dopo aver lasciato l'ormeggio i soliti cellulari ci avvertono che siamo arrivati in Martinica (questi telefoni pensano che siamo davvero degli idioti: come se dopo oltre un mese di navigazione non sapessimo che stiamo per arrivare alla fine del nostro viaggio a vela). C'è tempo per un ultimo bagno, un'ultima pastasciutta in barca, poi Margaux fa rotta verso le darsene di Le Marin, un grosso porto turistico. Pare sia tutto pieno, ma alla fine Dabs riesce ad ottenere un ormeggio.

E' davvero finita: ognuno di noi sbarca e corre a fare le sue incombenze: dopo un mese di convivenza stretta sentiamo il bisogno di libertà. Doccia fredda quando all'aeroporto agli uffici Corsair dicono che non possono darci i biglietti perché non risultano ancora pagati. Questo benché Duccia, la nostra preziosissima agente di viaggi avesse trovato, prenotato e pagato i biglietti parecchio tempo fa. Inutili le discussione con una cortese, ma irremovibile impiegata dell'ufficio Corsair. Occorre attendere l'indomani notizie dagli uffici di Parigi. Dovremo tornare in Italia in barca a vela?

13 dicembre - Marigot Bay, Saint Lucia

13°57' nord 61°01'ovest

Chiara non aveva affatto spezzato il cuore di Shon (mettiamo agli atti, su esplicita richiesta della stessa Chiara, che e' sempre stata fedele e devota al suo fidanzato). Il simpatico caribe - come un viaggiatore accorto avrebbe subito sospettato - voleva raspar su un po' di tips, nei paesi arabi bakshis, in Italia mancia. Dopo il tradizionale scambio di indirizzi, dopo i saluti e le foto ricordo, dopo i proclami di imperiture amicizie, puntuale infatti e' arrivata la richiesta di dollari. Davidino gli ha allungato un po' di valuta locale e Shon ha promesso solennemente che gli troverà una moglie delle Grenadine.

Torneremo dunque a Cumberland per una memorabile festa di matrimonio sulla spîaggia? E' più probabile che il buon caribe più che nella ricerca di anime gemelle, abbia investito il denaro in canne.

Sbarchiamo dunque Shon e facciamo rotta verso nord. Un altro braccio di mare, da affrontare di bolina, ci separa da Saint Lucia, altra isola indipendente, ma di stampo British, delle Antille.

Dopo cinque ore di navigazione gettiamo l'ancora davanti ai Pitons, due enormi denti di roccia che delimitano una baia di acqua cristallina. Siamo arrivati nel paese degli arcobaleni: singoli, doppi, incrociati, ce n'e' per tutti i gusti.

Noi ci immergiamo in un parco marino tra coralli e pesci tropicali. Persino Pier; armato di pinne, maschera e boccaglio, affronta le profondità benché l'acqua non sia il suo elemento più naturale. Per la notte ci sistemiamo in boa a Marigot Bay, un po' più a nord. Postaccio turistico pieno di barconi, villette e lettini per prender il sole. Anche la pizza è la peggiore delle Antille, ma pazienza.

12 dicembre - Baia di Cumberland, Saint Vincent (Isole Grenadine)

13° 00' nord 61° 14'ovest

Si', siamo ancora qui. Troppo bella questa baia. Troppo seducente il dolce far nulla tra un bagno e l'altro in tipico stile caribe. I più volenterosi, capeggiati da Anita, si lanciano in una gita al villaggio per comperare lo zucchero. Per arrivare a destinazione guadiamo un fiumiciattolo, lungo la strada schiviamo un paio di pulmini che corrono a velocità pazzesca, sudiamo sotto un sole implacabile. A guidare l'allegra combriccola c'e' Shon, un ragazzo locale colpito dal fascino implacabile di Chiara. Giunti a destinazione troviamo un gruppetto di case con giardino, qualche gallina che scorazza in giro, matrone locali che fanno i bucato e un negozietto dove comperiamo zucchero e bibite fresche.

Il pomeriggio invece se ne va tra un bagno e l'altro in attesa dell'ora di cena alla solita taverna dei pirati dove ci attendono pesce spada, pasticcio di patate dolci e un misto di carote e papaya. Cavolo, questo per noi della barca dei folli è un giorno da ricordare perche' e' il primo di vera, dolce vacanza.

11 dicembre - Baia di Cumberland, Saint Vincent (Isole Grenadine)

13° 00' nord 61° 14'ovest

Si torna a navigare, ma solo per una manciata d'ore. Usciti dalla baia di Port Elisabeth ritroviamo l'aliseo, ma questa volta il nostro vento amico non ci spinge più da poppa. Navighiamo di bolina con venti nodi: la barca corre sbandata, ma è piacevole provare un'andatura diversa e ritrovare l'oceano (specie con la prospettiva di calare l'ancora davanti ad una spiaggia tropicale). Superiamo d'un balzo bruciando un catamarano il canale che divide Bequia da Saint Vincent: lo chiamano la lavatrice per i venti che si incuneano qui dentro, ma oggi forse la lavatrice usa un programma per delicati perchè le condizioni per la traversata sono ottimali. Anzi appena raggiungiamo l'isola, vento e onde scompaiono d'incanto.

Costeggiamo per alcune miglia Saint Vincent, terra vulcanica e verdissima. La costa è frastagliata: spiagge di sabbia nera bordate di palme si alternano a scogliere di roccia rossa. Facciamo una breve tappa nella baia di Wallilabu, diventata celebre perché qui hanno girato alcune scene del film "La maledizione della prima luna". Noi, però, gettiamo l'ancora un paio di miglia più a nord, a Cumberland, baia meno turistica e più tranquilla.

Appena entriamo in rada si scatena la bagarre: barchini e ragazzini sulla tavola da surf fanno a gara per raggiungerci e guadagnare qualche soldo legando la nostra cima d'ormeggio alle palme. Pomeriggio a fare il bagno, con Pier che, dimostrando grande sprezzo del pericolo, raggiunge terra aggrappato alla cima d'ormeggio (tra le molte dotazioni di Margaux mancano infatti bracciloli o ochetta per chi non sa nuotare). Cena da Joseph, un vecchio pescatore che ha aperto un ristorantino sulla spiaggia.

L'Azienda sanitaria avrebbe forse qualcosa da dire sugli standard igienici, in compenso il cibo è buono e l'acqua fresca "E' piovana, ottima" dice Joseph emergendo da una cucina microscopica dotata di un solo fornello da campeggio e da due pentole annerite. Ma per fortuna non serve l'ultimo modello della Scavolini per cucinare pesce, patate e riso. La serata finisce al Black Baron, un locale da bucanieri gestito da una coppia di francesi coraggiosi.

E' qui che Pier infila un concerto memorabile cantando con Sam, un artista rasta che vive decorando zucche e che dimostra di possedere anche una voce profonda e sofferta. E così il compleanno del nostro lupo di mare Bepi Hoffer se ne va sulle note di Bob Marley, il basso di Pier, la voce di Sam accompagnati da un'orchestra di rane canterine delle Jungla.